Siamo un gruppo di studenti del Liceo Artistico “Secusio” di Caltagirone e tramite questo blog vogliamo raccontare le nostre esperienze e la nostra passione per il mondo della ceramica e la sua storia, ma anche la nostra città, il suo tesoro d’arte, le vicende di attualità. E poi gli eventi più importanti della nostra scuola. Buona lettura
La nostra redazione in visita al Museo della Ceramica di Caltagirone
Nelle scuole, tra i giovani è diffuso un grave fenomeno chiamato “bullismo”. Si tratta di una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale, di natura sia fisica che psicologica, oppressivo e vessatorio, ripetuto nel corso del tempo a danno di persone considerate dal soggetto persecutore come bersagli facili e incapaci di difendersi.
Il
termine “bullismo” trae origine dall’inglese “bully”, che vuol dire
“prepotente”.
“Bullismo”
è un vocabolo che fa riferimento a fenomeni di violenza, fisica o psicologica,
tipici degli ambienti scolastici e più in generale dei contesti sociali
riservati ai più giovani. Lo stesso comportamento, o comportamenti simili, in
altri contesti, sono identificati con altri termini, come mobbing (in ambito lavorativo) o nonnismo (nell’ambito
delle forze armate).
A
partire dagli anni 2000, con l’avvento di Internet, si è sviluppato un’altra forma
di bullismo: il cyber bullismo, che si sviluppa attraverso i social media tramite
messaggi di minaccia o ricatto. Si tratta di un problema molto sentito dai
giovani ed è giusto che se ne parli ampiamente.
Nel Liceo Artistico di Caltagirone giorno 18 febbraio 2019 si è tenuto in aula magna un incontro sul tema “Bullismo e cyber bullismo”, al quale hanno partecipato gli alunni di tutte le classi. I “Giovani ambasciatori” del Liceo Classico e Linguistico – un gruppo di alunni che hanno approfondito il tema con la collaborazione della prof.ssa Sinatra – hanno illustrato il tema del bullismo in tutte le sue sfumature, coinvolgendo i ragazzi con piccole rappresentazioni teatrali, video e presentazioni in PowerPoint.
Nel
corso del dibattito ci si è soffermati in particolare sul problema del bullismo
nelle scuole elementari: è emerso, infatti, che il fenomeno si sta manifestando
in fasce di età minori rispetto a quelle finora viste, pertanto sarebbe
necessario cominciare a sensibilizzare anche i bambini sul tema della violenza
e della prevaricazione per prevenire il dilagare del fenomeno. Tra l’altro, è
emerso che spesso le forme di aggressività tra bambini vengono sottovalutate dagli
insegnanti, con la conseguenza che gli stessi genitori non ne vengono messi al
corrente.
Il bambino oppresso dai “bulli”, quindi, si chiude in se stesso ed è incapace di reagire e di parlarne con qualcuno, adulto o compagno che sia. Con gli anni, il bambino divenuto ragazzo può anche crescere nel fisico e nel carattere e quindi può anche non essere più vittima di bullismo, anche per via del suo sviluppo corporeo, tuttavia rimane sempre aperta una ferita nella sua crescita psicologica ed affettiva.
Non
è semplice comprendere le cause della diffusione di queste forme di violenza.
Talvolta si comincia per gioco: si prende in
giro – con superficialità e apparente ingenuità – una persona ad esempio per il
suo aspetto fisico o caratteriale, ed in poco tempo può nascere in questa
“vittima” la piaga dell’insicurezza. Spesso, invece, si passa con molta
facilità dall’ironia e dallo scherno alla denigrazione e alla prevaricazione.
Tuttavia questi comportamenti potrebbero essere a loro volta il risultato di
disagi familiari che a sua volta il “bullo” sta vivendo e che lo inducono ad assumere
atteggiamenti di carattere violento verso bambini o ragazzi più deboli.
Nel corso del dibattito si è discusso come
potrebbe essere trattato il tema nella scuola dell’infanzia; è emerso che è molto
più difficile far comprendere il fenomeno del bullismo in questo tipo di scuole,
bisognerebbe coinvolgere specialisti competenti e possibilmente anche
abbastanza giovani per far sentire i bambini a proprio agio nel parlarne o
quantomeno fare risultare l’attività svolta stimolante, divertente e
istruttiva.
Una figura molto importante nel contrasto al
bullismo è certamente quella dello psicologo. È necessario il supporto degli
psicologi per aiutare i ragazzi vittime del bullismo a recuperare uno stato
mentale stabile e farli “uscire dal guscio” nel quale il ragazzo si trova.
Secondo alcuni studi si è rivelato utile l’intervento
degli psicologi anche a vantaggio dei ragazzi che esercitano i comportamenti
violenti per comunque evitare non solo il ripetersi del fenomeno ma per
aiutarli a relazionarsi in modo sano con le persone.
Il bullismo potrà mai essere debellato dalle scuole? Intanto, è bene parlarne, è anche questa una forma di prevenzione speriamo efficace.
La redazione del blog sta analizzando il cratere di Atena che sorvegli i ceramisti
Il museo espone una raccolta di circa 2.500 reperti
archeologici che forniscono una vasta istruzione sull’arte ceramica del IV
millennio a.C. fino agli inizi del ‘900, con un riferimento particolare ai
manufatti di Caltagirone, ed è secondo dopo il museo di Faenza per la
documentazione dell’arte ceramica. I manufatti esposti provengono in gran parte dal locale Museo
Civico e dalle raccolte appartenenti all’Istituto Statale d’Arte per la
Ceramica “Luigi Sturzo, ma vi sono anche materiali concessi in deposito da
altri musei regionali siciliani (Museo Archeologico e Galeria Palazzo Abatellis
di Palermo, Museo Pepoli di Trapani, Museo di Palazzo Bellomo a Siracusa) ed
ancora la pregevole collezione Russo Perez, acquistata dalla Regione Siciliana
alla fine degli anni ’50, oltre alla collezione del prof. Ragona.
Lo stesso
prof. Ragona inoltre acquisì molti reperti ceramici presenti nelle chiese di
Caltagirone, recuperandoli prima che potessero essere compromessi da restauri
invasivi e sottoponendoli a tutela.
Un balsamario a forma di piede con calzare di tradizione punica, risalente al III-II sec. a.C.
Il museo prevede le seguenti sezioni: – Sezione del Mondo Antico con ceramiche dell’età preistorica, protostorica, classica, romana e paleocristiana – Sezione Medioevale con ceramiche dal X al XV sec. – Sezione Post medioevale e Moderna: diverse sale con ceramiche di Caltagirone dal XVI al XVIII sec e dal XVIII al XIX sec. – Manufatti rappresentativi di tutte le fabbriche siciliane con panoramica della maiolica siciliana dal XVII al XIX secolo.
Durante la
visita effettuata giorno 1° aprile 2019, hanno suscitato particolare interesse
il cratere a calice a figure rosse (metà V secolo a. C.) raffigurante Atena che
assiste l’opera di due vasai, l’ampia raccolta di alberelli e le acquasantiere
barocche, le figurine tardo ottocentesche.
Il Museo della Ceramica di Caltagirone è stato inaugurato nel
luglio 1965. Già dal 1948 erano state avviate iniziative per la sua
costituzione da parte del prof. Antonino Ragona, incoraggiate dall’illustre
statista calatino Luigi Sturzo.
Grande studioso della ceramica siciliana e anch’egli
ceramista, Ragona aveva raccolto nel corso dei suoi studi numerosi reperti sia
a Caltagirone che in tutta la Sicilia e ritenne necessario dare giusta
collocazione a tanti manufatti, al fine di consentirne la conservazione, lo
studio e la fruizione da parte del
pubblico e degli studiosi.
La sede museale è una costruzione degli anni Cinquanta. L’ingresso principale è da via Giardino Pubblico, un ingresso secondario è invece sulla via Roma.
Su via Giardino Pubblico si affaccia il Politeama, costruzione liberty di grande valore: se ne parla prima di entrare al Museo
Particolarmente suggestivo è l’ingresso al museo dalla via
Roma. Si tratta del “Teatrino”, scenografica struttura architettonica
costituita da una sequenza di scalinate con decori in ceramica, realizzata sul
finire del ‘700 dall’architetto siracusano Natale Bonajuto, che all’epoca era una
sorta di “architetto del Comune”. La decorazione ceramica fu opera del
maiolicaro Ignazio Campoccia e del plasticatore Angelo Mirasole. Il portico che
fa da coronamento alla costruzione fu ricostruito negli anni ’50 del secolo
scorso sull’esempio dell’originale, crollato nel 1862. L’ingresso principale,
comunque, si trova all’interno della Villa comunale, cui si accede dalla via Giardino
Pubblico.
Il Teatrino del Bonajuto. All’interno della loggetta è sito l’ingresso secondario del Museo.
Particolare della decorazione ceramica del Teatrino
Il museo illustra attraverso la sua ampia raccolta di manufatti provenienti da tutta la Sicilia (circa 2500 pezzi) la produzione storica di ceramica nell’isola, dalla preistoria fino agli inizi del Novecento, con particolare riferimento ai manufatti di Caltagirone.
Dai gradini del Teatrino si gode di un’ottima visuale sulla piana di Caltagirone: un’occasione imperdibile per una digressione sui siti più importanti del territorio e sul rapporto città-contado
Di Caltagirone sede di fabbricazione di ceramiche, infatti, si hanno notizie sin dal periodo della conquista musulmana dell’isola. Attraverso i secoli la città ha continuato ad essere centro di fiorente produzione ed ancora oggi è uno dei principali riferimenti dell’arte ceramica in Italia.
Il teatrino prima della ricostruzione della loggia – ingresso del Museo degli anni ’50 del secolo scorso
La visita al Museo della ceramica, svolta con la redazione
del blog giorno 1° aprile 2019, ci ha permesso di conoscere questo sito di
straordinario interesse storico e artico, specialmente per noi studenti del
Liceo Artistico ad indirizzo design ceramico. Lo stesso Liceo artistico deriva
dall’Istituto Statale d’Arte per la Ceramica, anch’esso voluto da don Luigi
Sturzo e guidato per molti anni dal prof. Ragona.
L’arte vascolare è l’arte che si occupa della creazione dei vasi.
Del “periodo di formazione” (ossia del periodo compreso tra il 1050 e il 600 a.C. circa) non abbiamo testimonianze dirette di arte. In compenso sono stati rinvenuti molti oggetti di arte vascolare, come le anfore (vasi dalle forme e dimensioni più varie, usati per contenere liquidi), le tazze o le coppe (dette anche kylyx), crateri (grandi contenitori con corpo a bicchiere dotato di una bocca larga e usati per contenere vino durante i banchetti).
I manufatti ceramici erano tutti dipinti con decorazioni geometriche, alcune di esse semplici – come i triangoli, i rombi, i cerchi, le losanghe – altre più complesse, come gli scacchi, le svastiche, le greche e i meandri. In base all’ampiezza e alle caratteristiche della decorazione, il periodo storico-artistico più antico (XII-VIII sec a.C.) si può suddividere in protogeometrico e geometrico.
Anfora di stile protogeometrico
Contenitore in stile geometrico
Fin dall’
inizio l’artigianato assume in Grecia molta importanza, dato che l’argilla è
una materia di basso costo e di facile lavorazione.
In un vaso
si possono evidenziare varie parti come il piede, il corpo o la pancia, la
spalla, il collo, il manico o l’ansa, l’orlo o il labbro e la bocca.
Esempio di lekythos con decorazione a figure rosse
Per quanto riguarda le tecniche di decorazione ceramica si distinguono due principali stili di pittura, detti: figure nere (a partire dal VI secolo a.C.) figure rosse (dalla fine del VI secolo a.C.). La pittura a figure nere è realizzata con una particolare vernice nera, dipingendo la forma del soggetto e andando a graffire con un sottile stilo i particolari e le decorazioni, in modo da scoprire in negativo il colore rosso del fondo sottostante.
Decorazione a figure nere
La pittura a figure rosse, invece, consiste nel dipingere di nero l’intero sfondo del vaso e lasciando il soggetto di color rosso-brunastro della terra cotta, in un secondo momento verranno decorati
Il Museo regionale della Ceramica di Caltagirone presenta una interessante collezione di vasi e manufatti in ceramica, sia di epoca greca che sicula e pre-ellenica.
Le origini delle acquasantiere risalgono all’antichità. Nei
templi romani erano presenti grandi vasche che servivano a purificarsi prima di
partecipare ai sacri riti. Nel mondo cattolico, le acquasantiere inducono il
fedele a purificarsi prima di entrare in un luogo sacro, come ad esempio in una
chiesa.
Acquasantiere barocche
I materiali e le forme possono variare: le acquasantiere a
colonna ovvero alte, poggiate su un loro piedistallo e con un piatto che
contiene l’acqua, la cui forma è risalente alla metà del ‘700, realizzata
interamente in maiolica; l’acquasantiera a muro, realizzate nei primi dell’800,
presentano graziosi puttini che reggono la vaschetta a forma di conchiglia; ci
sono poi gli acquamanili posti in sacrestia per far sì che il sacerdote, aprendo
un rubinetto, possa lavarsi le mani prima di fare la celebrazione eucaristica;
ci sono le acquasantiere da capezzale tipiche del periodo barocco e risalenti
anche alla metà del ‘700, appese al muro; infine le acquasantiere a mensola
spesso a forma di conchiglia o di semplice piatto decorato in modo semplice ma
allo stesso tempo elegante.
Una raccolta di acquasantiere da capezzale
Le opere nelle foto fanno parte
della collezione nel Museo regionale della ceramica a Caltagirone, visitato con
la redazione del blog giorno 1° aprile 2019.
Un mascherone è una scultura o una decorazione, in pietra o
in ceramica, raffigurante un volto umano, animale o di fantasia.
La Bocca della Verità, presso la chiesa di santa Maria in Cosmedin, Roma
Un esempio di mascherone è costituito dalla cosiddetta Bocca
della Verità.
Nel Regno delle Due Sicilie acquistò anche un carattere di
protezione dalle sventure.
Il mascherone fu usato, dal XVI al XVIII secolo, come motivo
decorativo di tipo barocco in diverse fontane come fonte da cui sgorgava
l’acqua. Spesso si trova nelle cornici di stemmi scolpiti su volute. Inoltre fu
molto usato nella decorazione delle chiavi di volta dei portali e delle roste
dei portoni, dove venivano spesso raffigurati sorridenti.
È presente anche al di fuori del contesto architettonico: in
pittura è usato quale elemento decorativo all’interno di cartigli e festoni;
inoltre è presente nella decorazione di mobili, porcellane e maioliche.
Presso il Museo della Ceramica, da noi visitato il giorno 1°
aprile 2019, sono conservati mascheroni da “frantoio” e da “palmento”.
La società d’ambito Kalat ambiente nell’a.s. 2018-19 ha fatto partire un’iniziativa per sensibilizzare al riciclo e all’ecologia le scuole e i ragazzi di Caltagirone, dato che i dati emersi proprio da questa città sulla raccolta differenziata sono abbastanza critici: come sui può evincere dalla tabella, la percentuale di rifiuti differenziati a Caltagirone nell’anno 2018 raggiunge solo il 58,50%.
MESE
R.D. (Kg)
Raccolta NON
DIFFERENZIATA (Kg)
TOT (Kg)
% RD
Gennaio
712.811
462.620
1.175.431
60,64%
Febbraio
584.739
378.920
963.659
60,68%
Marzo
639.361
475.780
1.115.141
57,33%
Aprile
635.529
484.720
1.120.249
56,73%
Maggio
674.121
486.280
1.160.401
58,09%
Giugno
605.143
539.140
1.144.283
52,88%
Luglio
732.586
479.040
1.211.626
60,46%
Agosto
682.302
432.240
1.114.542
61,22%
Settembre
655.880
444.580
1.100.460
59,60%
Ottobre
684.809
494.740
1.179.549
58,06%
Novembre
618.158
457.440
1.075.598
57,47%
Dicembre
613.609
426.140
1.039.749
59,02%
TOTALE
7.839.048
5.561.640
13.400.688
58,50
Nel corso della visita, svolta nella mattinata del 12 aprile 2019, noi studenti siamo stati accompagnati da alcuni operatori. Le domande più ricorrenti che abbiamo rivolto sono state:
Cosa succede quando i nostri rifiuti arrivano a uno di questi impianti di riciclaggio?
Quanto è importante riciclare in modo corretto?
Gli operatori hanno risposto con grande disponibilità, cortesia e sensibilità, perché a volte non basta capire il rischio che si corre, certe volte è più coinvolgente sfiorare con mano il cuore del problema.
La plastica imballata
Come risposta alla prima domanda basta guardarsi intorno quando si entra nell’impianto di riciclaggio. I rifiuti vengono conferiti in alcuni capannoni o siti di stoccaggio diversi per tipologia di rifiuto (plastica, carta, umido), quindi la plastica viene suddivisa per colore, schiacciata e compattata, il cartone viene pressato, mentre nel caso dell’umido il processo è molto più lungo, infatti bisogna prima farlo asciugare e dopo raffinarlo per farlo diventare compost.
L’impianto di compostaggio
Queste attività di stoccaggio dei rifiuti sembrano molto semplici, tuttavia vengono complicate da diverse azioni che noi cittadini pigri e distratti svolgiamo quotidianamente, come ad esempio prendere una bottiglia di vetro e anche accidentalmente metterla nel sacco della plastica: in tal modo il processo di stoccaggio diventerà molto più complesso, in quanto il vetro sbriciolato insieme alla plastica inquina a sua volta il materiale circostante e di conseguenza tutta la parte compromessa dalla presenza del vetro deve essere selezionata e gettata nell’indifferenziata. Di fatto in questo modo l’inquinamento anziché ridursi aumenta, dato che una buona porzione di plastica inquinata viene buttata nelle discariche, dove non sarà mai riciclata.
Lo stesso vale anche per l’organico: il compostaggio è un procedimento semplicissimo, tuttavia diventa problematico perché la raccolta differenziata fatta a casa a volte … non è differenziata e vengono ritrovati diversi pezzi di plastica o siringhe che risultano anche pericolosi per gli operatori.
Un momento della conversazione con l’operatore Kalat
Per questo motivo è importantissimo fare bene la raccolta differenziata e permettere così il riciclo dei rifiuti. Grazie al riciclaggio, poi, è possibile contrastare l’inquinamento.
L’ordine: con questa parola non si intende solo la disposizione degli oggetti o delle cose in un luogo, ma anche la pulizia dell’ambiente che, giorno dopo giorno viene inquinato da noi, noi che pur facendo la raccolta differenziata non riconosciamo la carta dalla plastica e spesso buttiamo tutto insieme.
Purtroppo l’inquinamento
ha raggiunto punte elevatissime: a cominciare da qualche rifiuto per strada
fino ad arrivare ai cumuli di spazzatura che ricoprono completamente il ciglio delle
strade, alle città che oggi giorno sono fatte di spazzatura. Spazzatura che piano
piano ha preso possesso del nostro mare fino ad arrivare nell’oceano: fino a
qualche tempo fa era un evento raro trovare qualche rifiuto in acqua, oggi
invece è del tutto normale.
Questi
rifiuti non sempre tornano a riva, alcuni rifiuti si accumulano creando prima
degli spazi, poi delle vere e proprie isole di sporcizia e di plastica.
Stando a
dati e statistiche ci restano pochi anni (circa dodici) per rimediare a questa
emergenza che piano piano sta prendendo il sopravvento.
Giorno 12
aprile 2019 noi studenti del Liceo Artistico di Caltagirone abbiamo visitato lo
stabilimento di raccolta e di stoccaggio dei rifiuti della società Kalat
Ambiente, che si occupa dello smaltimento dei rifiuti.
La visita all’impianto di Kalat Ambiente
Abbiamo apprezzato
molto questa visita, poiché ci ha fatto capire quanto rave sia la situazione nel
mondo e ci ha posto di fronte a elle responsabilità: noi ragazzi siamo il futuro
della società, e se non sappiamo badare noi al mondo chi lo farà?
Un momento della spiegazione con l’addetto agli impianti: una conversazione molto interessante che ci ha fatto riflettere
Fortunatamente
siamo ancora in tempo per rimediare ai nostri errori perciò vi invitiamo a
iniziare la raccolta indifferenziata, a lasciare pulito il luogo dove ci
rechiamo, a non buttare bottigliette di plastica o altro in mare, anche perché
metà dei rifiuti che giornalmente scarichiamo in mare finiscono nelle tavole di
ognuno di noi, dato che si trasforma in micro plastica che i pesci scambiano
per organismi da mangiare, con il risultato che lo mangiamo anche noi.
Non è facile indicare la data di nascita della ceramica. La sua invenzione è certamente è antichissima ed è molto probabile che avvenne per caso, allorquando ci si accorse che il fuoco poteva “cuocere” una certa quantità di terra ben compatta, rendendola solida.I primi oggetti realizzati furono contenitori per i cibi e vasellame per piccole quantità di liquidi, oli o ungenti.
Piccolo contenitore con incisioni
Numerosi sono stati i ritrovamenti: in Cina sono state ritrovate delle scodelle cotte direttamente sul fuoco, risalenti a 16.000 anni avanti Cristo.
L’invenzione del tornio permise di realizzare oggetti quali vasi, piatti, anfore e brocche, più simmetrici e armoniosi di quelli realizzati con le tecniche a colombino (ossia senza tornio).
Anfora protogeometrica
Si passò quindi a decorare gli oggetti prodotti, con graffiti, incisioni o disegni geometrici. Tra le forme di incisione, si sperimentò la scrittura di frasi o disegni, che grazie alla cottura rimanevano indelebili nei vasi e nelle anfore in terracotta. La scrittura sull’argilla era più vantaggiosa rispetto a quella su supporti fragili e deperibili, come i papiri, o su supporti più complicati, come la pietra. Nascono così le primissime piastrelle in ceramica con trascrizioni di leggi, rituali religiosi, storie di Re e guerrieri. Una volta cotte, le prime piastrelle diventavano dei “libri” durevoli, capaci di durare secoli e trasmettere conoscenze, leggende, storie.
Un’ulteriore innovazione fu la smaltatura. Questa “vernice vetrosa”,
adottata in Mesopotamia a partire dal III millennio avanti Cristo, consentì di
trasformare le superfici degli edifici con straordinarie decorazioni di
ceramica, sia per gli interni degli edifici che per gli gli esterni. La porta
di Ishtar a Babilonia è uno degli esempi più celebri.
Porta di Ishtar
I pannelli in ceramica sostituivano i
dipinti nel rappresentare scene mitologiche, religiose, scene di caccia o
animali.
Inizialmente la storia delle piastrelle
si è svolta unicamente in Medio Oriente. A partire dal 1000 circa d.C. questa
tecnica si è diffusa in Europa, importata dagli Arabi.
Caltagirone certamente fu una delle
prime città in cui si diffuse la tecnica della smaltatura e dell’invetriatura,
prima per piccoli manufatti come stoviglie, vasellame e contenitori vari, poi
per la produzione di pavimentazioni e pannelli decorativi vari, man mano sempre
più ricchi e preziosi. È il trionfo dell’arte maiolica.
Arriviamo quindi all’inizio del 1900 quando si diffonde lo stile Liberty. Le piastrelle rappresentano motivi floreali (o paesaggi) con grafiche floreali e femminili.
La città di Caltagirone è ricca di pannelli in maiolica che decorano diversi edifici e alcuni angoli caratteristici del tessuto urbano. Il Museo della Ceramica, che abbiamo visistato giorno 1° aprile 2019 con la redazione di questo blog, presenta molti reperti di antichi pannelli in ceramica.
Luisa Sinopoli
Pannello decorativo di Luigi Angelico presso l’Istituto Tecnico Commerciale di Caltagirone
Pannelli decorativi di Andrea Parini nell’edificio Regalbuto di Caltagirone
Pannello decorativo a soggetto religioso: la Beata Lucia di Caltagirone
La visita al Museo della Ceramica svolta giorno 1° aprile 2019 con la redazione del blog mi ha fatto conoscere la figura di un grande artista calatino, Giacomo Bongiovanni. Egli nacque nel 1772 a Caltagirone, dove visse ed operò e in cui era fiorentissima, e lo è ancora, l’arte e l’industria della ceramica. Acuto e spiritoso osservatore della vita popolare siciliana, modellò nella terracotta, con piacevole naturalismo, tipi di pastori, di borghesi, di venditori, scenette di lavoro e di risse, fedele nel rendere la varietà pittorica dei costumi e abilissimo nel formare l’espressione e il gesto più caratteristico dei personaggi. In molti casi, oltre alle sembianze fisiche egli seppe ritrarre con efficacia anche lo stato d’animo del personaggio raffigurato. Tenne bottega col nipote Giuseppe Vaccaro e sovente le opere della Bottega recano la firma: Gia-Giu Bongiovanni Vaccaro (Giacomo e Giuseppe Bongiovanni Vaccaro). Le sue opere sono sparse per tutto il mondo; a Caltagirone si ammirano soprattutto nel Museo Regionale della Ceramica e nella Basilica di San Giacomo; a Palermo nel Museo Nazionale. Morì nella sua città natale il 6 Dicembre del 1859 e venne tumulato nella chiesa di San Bonaventura, insieme ad altri pittori noti di Caltagirone. Per questo motivo, la chiesa di San Bonaventura viene definita il “Pantheon” di Caltagirone.
Giovanni Paternò
Suonatori ciechi (dal libro “I figurinai di Caltagirone dell’Ottocento”, Sellerio editore)
Un boccone all’aperto (dal libro “I figurinai di Caltagirone dell’Ottocento”, Sellerio editore)
La bottega del ciabattino Salacchianello (dal libro “Terra cotta. La cultura ceramica a Caltagirone, Domenico Sanfilippo editore)