Le formelle di terracotta

Cosa sono? E qual è la loro storia?

Le formelle sono degli stampi in terracotta.
Esse venivano create dai ceramisti per abbellire e decorare i dolci da cucchiaio prodotti con la frutta raccolta dopo le prime piogge del mese d’agosto, come le mele cotogne o l’uva. Questi frutti, infatti, si prestano per la trasformazione in prelibate marmellate (cotognate) o per gustosissimi dessert, come le mostarde d’uva.
Inoltre le formelle si utilizzavano per dare forma artistica ai «geli» alla frutta tipici siciliani (gelo al limone o agli agrumi, oppure all’anguria).
La produzione di marmellate, geli e mostarde fa parte degli usi e costumi della cultura agricola siciliana.

Il maestro Forgia possiede una collezione molto ricca di formelle che ha studiato accuratamente e classificato per soggetto. Di seguito alcune foto delle formelle, amorevolmente conservate in teche.

Personaggi e pastori
Simboli sacri
Volti e maschere
Allegorie e simboli in una complessa composizione

La formella è, in effetti, un manufatto molto originale, perché di per sé non ha nessuna utilità specifica, visto che in ogni caso la marmellata o la mostarda si «asciugherebbe» in qualsiasi tipo di contenitore, purché non di grandi dimensioni. Tuttavia la formella rende più bello il prodotto ottenuto: la marmellata asciutta di cotogne diventa così una piccola scultura, oppure un messaggio di amore, o un prezioso manufatto artistico, talmente affascinante da farci mangiare la marmellata con un diverso approccio.

Il primo documento su queste forme di terracotta risale al 1779, e fu portato alla luce dall’infaticabile Antonino Ragona. Anche l’etnografo siracusano Antonino Uccello (1922-1979 ) trattò le origini di questi oggetti in un testo intitolato “La cotognata dolce d’autunno” pubblicato sulla rivista mensile “Sicilia”.

Fronde di alloro, cipresso e querce decorano la teca
arricchendo il valore simbolico dell’esposizione

Il maestro Forgia ha recentemente pubblicato un interessantissimo libro ricco di fotografie sulla sua collezione di formelle.

Per realizzare una formella, occorre creare un calco  in gesso su cui modellare la terracotta liscia e quindi ricavare delle formelle variamente decorate.
Vi è una grande varietà di motivi ornamentali, come: scritte, personaggi religiosi e pastori, paesaggi, frutti, animali, fiori, decorazioni pasquali.

Esmeralda Liuzzo

Una visita davvero particolare

Giorno 22 marzo 2019 il gruppo di redazione del nostro blog si è recato presso la casa museo del maestro Vincenzo Forgia.

Nella nostra carriera di studenti del liceo artistico ci risulterà molto utile avere vissuto, grazie al progetto Pon sul giornalismo digitale, con uno dei maestri più importanti della ceramica di Caltagirone, come il maestro Forgia, che tramite la sua evidente passione per quest’arte è riuscito a trasmettere i suoi valori a noi giovani apprendisti.
Ha fatto una cosa molto interessante e allo stesso tempo innovativa in questo campo, ovvero  ha trasformato la sua abitazione in un vero e proprio museo, attraverso la collezione di formelle, fischietti e personaggi tipici del presepe popolare. Oggetti ricchi di storia, storia che, secondo lo stesso maestro Forgia, è poco conosciuta e valorizzata dai nuovi giovani ceramisti che operano nel territorio.
Ceramista e studioso della ceramica, già alunno dell’Istituto d’Arte di Caltagirone, il maestro Forgia ha creato due ambienti didattici di grande valore: un vero museo didattico, sito in via Roma, dedicato ad alcune produzioni artigianali davvero particolari, ovvero la produzione dei fischietti, dei presepi e delle formelle, e un laboratorio – museo, sito in via G. Arcoleo, che invece raccoglie le forme tradizionali più significative dell’artigianato ceramico, dalle stoviglie ai laterizi ai contenitori di ogni genere.
Un artigianato semplice, umile ma degno di grande rispetto: frutto dell’ingegno e della creatività di generazioni.

Il maestro Forgia ha pubblicato un volume di grande valore scientifico dedicato alle formelle ceramiche
Una vetrina della casa museo con i fischietti

Il fischietto è stato davvero un oggetto-culto per moltissime generazioni di bambini caltagironesi. Le sue forme si ispirano a soggetti religiosi e devozionali, ad animali domestici, a personaggi popolari. Realizzato con colori a freddo, il fischietto ha accompagnato la fantasia dei bambini nei loro giochi; non deve sorprendere, pertanto, che avere un fischietto antico a casa (o trovarlo nei mercatini delle pulci) è oggi davvero un’impresa, giacché ne sono sopravvissuto pochi (dato che spesso cadevano e si rompevano: non erano di plastica!).

L’allestimento dei fischietti del maestro V. Forgia presso una delle mostre temporanee del Liceo Artistico

Il presepe è una delle composizioni artistiche più celebri di Caltagirone e il maestro Forgia ci ha spiegato il significato del presepe degli umili, ossia del presepe tradizionale calatino. Il tema del presepe ci ha incuriositi e ne abbiamo parlato tanto da volerlo approfondire con due articoli.

Il Presepe degli Umili, di Vincenzo Forgia – particolare

Altro argomento di grande interesse è quello delle formelle per l’essiccazione delle marmellate e delle mostarde: un vero capolavoro di scultura… da ammirare, contemplare e infine da mangiare. Una deliziosa combinazione di arte povera e antica dolceria tradizionale, esperta nella trasformazione dei frutti locali.

Una teca con alcune formelle

La visita degli ambienti didattici e di lavoro del maestro Forgia sono stati così un viaggio nel passato. Per conoscere da vicino la nostra tradizione e per riprendere coscienza dei molteplici utilizzi della ceramica.

Critica imponente da parte del maestro Forgia è rivolta ai compratori, che quando si recano in una bottega non riescono e non sanno cogliere l’importanza e la storia di questi oggetti, preferendo l’estetica di un oggetto ceramico alla sua storia. Un dettaglio considerevole che ha voluto sottolineare molte volte.

Avendo molti anni di esperienza nel campo ceramico ci ha dato alcuni consigli, inoltre ha spiegato in modo dettagliato la storia di ogni singolo oggetto che lui aveva esposto all’interno della sua collezione, collezione che custodisce con molta cura. Ovviamente per noi questo incontro è stato molto educativo e stimolante, soprattutto perché aspiriamo a diventare come il maestro Forgia che giorno dopo giorno si dedica alla sua “arte” in modo impegnativo nonostante l’età.

Jonathan Di Stefano e Maria Bennici

Antiche ricette siciliane

Le formelle tradizionali calatine sono una delle tante tipologie di manufatti ceramici tipici della nostra più antica tradizione artigianale. Nel corso della visita alla casa museo del maestro Forgia ne abbiamo viste tante suddivise per soggetto: religioso, naturalistico, epigrafico – ossia con scritte.
In questo articolo parleremo del loro utilizzo: esse, infatti, si prestano a dare forma a dolcissime prelibatezze. Ed ecco alcune ricette per la preparazione di marmellate e dolcezze varie. Buon appetito!

LA MARMELLATA DI MELE COTOGNE

Confetture di marmellata di mele cotogne

La preparazione era semplice e poco dispendiosa.
I frutti si mettevano a bollire in una pentola di acqua, quindi si sbucciavano e si liberavano dei torsoli.

Passata al setaccio, la polpa veniva mescolata a una dose di zucchero pari al suo stesso peso; il tutto veniva impastato sino a formare un composto denso e dorato.

Dopo una bollitura di un paio di minuti, la cotognata veniva versata nelle formelle di terracotta sino a raffreddarsi.

IL GELO DI LIMONE

Gelo di limone

Per preparare il gelo di limone, con un giorno di anticipo dovete mettere la scorza di limone grattugiata a bagno nell’acqua. Lavare i limoni, grattugiare la scorza con lo zester, pesare 350 millilitri di acqua minerale naturale e aggiungere la scorza di limone. Coprire la ciotola con pellicola per alimenti e mettere in frigorifero per 24 ore.

Trascorso il tempo di riposo dell’acqua con la scorza di limone, filtrare l’acqua. Spremere i limoni e, ottenuti 150 millilitri di succo, aggiungerli all’acqua aromatizzata. Mettere la maizena in una ciotola, unire a filo parte del liquido che servirà per fare il gelo di limone e mescolare per disciogliere la maizena nel liquido. Ricordate che la maizena si scioglie perfettamente a freddo, mentre se la aggiungete a caldo si creeranno grumi.

Quando la maizena sarà perfettamente disciolta, aggiungere il resto del liquido. Unire la vaniglia e lo zucchero semolato. Cuocere il liquido a fuoco basso e sempre mescolando finché non inizierà a sbollire. Il gelo di limone, riscaldando e arrivando ad ebollizione,

diventerà di colore chiaro e di consistenza densa. Lasciare sbollire il gelo per 2-3 minuti, sempre mescolando, poi versarlo negli stampini. Potete anche mettere il gelo di limone in flute da champagne, così come accade per il sorbetto.

Lasciare raffreddare il gelo di limone e, quando sarà a temperatura ambiente, coprire con pellicola per alimenti e riporre in frigorifero per tutta la notte.

Prima di servire il gelo di limone, sformare il dolce e guarnire il gelo con i lamponi e un po’ di menta fresca. Se vi piace, e volete dare un tocco più dolce al gelo di limone che di per se è molto acidulo e fresco, spolverizzate i lamponi con un po’ di zucchero a velo. Buon appetito!

IL BIANCOMANGIARE

Il biancomangiare

Il biancomangaire è un delicato dolce al cucchiaio della Sicilia meridionale di influenza araba. Un dolce molto antico che risale al XII secolo  e che presto si diffuse in tutta Europa.

Il biancomangiare deve il suo nome agli ingredienti con il quale viene preparato: materie prime candide come il latte di mandorla o il latte di vaccino, l’amido per dolci e lo zucchero, cui a seconda della zona, vengono aggiunti altri ingredienti, come zuccate o frutta candida, o gocce di cioccolato o ancora granelle di pistacchio.

Il dessert del biancomangiare viene citato nel libro La vita in Palermo cento e più anni fa, di Giuseppe Pitrè che ci racconta che era uno di quel dolci a base di mandorle che nella Palermo del ‘700 venivano preparati dalle mani delle monache di clausura del Monastero di Santa Caterina.

è altresì’ citato da Giuseppe Tommasi di Lampedusa ne Il Gattopardo, quando Don Fabrizio, al ballo, si siede al tavolo per dialogare e contemporaneamente gustare un dolce davvero elegante: “ Mentre degustava la raffinata mescolanza di biancomangiare, pistacchio e cannella racchiusa nei dolci che aveva scelto, don Fabrizio conversava con Pallavicino e…”

Insomma un dessert da gustare assolutamente! Allora andiamo ai fornelli a preparare il  biancomangiare.

LA MOSTARDA SICILIANA

La mostarda siciliana nella formella in terracotta

La ricetta della mostarda siciliana e semplice da seguire e buona da gustare. Ma vediamo cosa fa per la preparazione .gli ingredienti sono : 5 litri di mosto d’uva 250 grammi circa di amido, mandorle tritate e tostate, cannelle in polvere, fiori di garofano in polvere e un po’ di cenere o con un po’ di pietra calcarea tenera sbriciolata. La preparazione consiste nel mettere un po’ di cenere in una pezza sterile e chiudere per bene a fagottino facendo molta attenzione. Versare in una pentola il mosto e il fagottino e metterli a bollire finché non ne evapora circa la metà. Spegnere la fiamma, lasciare raffreddare e filtrare il mosto dai residui. Perbognin litro di mosto adesso calcolare 100 grammi di amido; rimettete la pentola sul fuoco, aggiungete lentamente l’amido e fate addensare mescolando con un cucchiaio. La mostarda sarà pronta quando il composto diventerà cremoso. Mescolando ancora per circa due minuti. Poi aggiungere la cannella o i chiodi di garofano a scelta, versare nelle formine di terracotta e spargere qualche mandorla tostata e tritata sopra.

Flavia Terranova e Manuela Patti

Cos’è la ceramica

Cos’è la ceramica? 

La ceramica è un materiale molto versatile ed assai utilizzato, che deriva dalla lavorazione e dalla cottura delle argille.

L’argilla è un materiale terroso e molto plastico, utilizzata per la realizzazione di vasi e oggetti ornamentali.

LAVORAZIONE

La base di partenza per la creazione di una ceramica è l’argilla, un composto inorganico che ha la caratteristica di poter essere modellato a freddo e poi cotto, indurendosi e mantenendo la forma originaria. 
Il ciclo produttivo varia e si adatta in base al prodotto che si vuole ottenere, con modalità di lavorazione e decorazione diverse a seconda che si voglia produrre un laterizio o una ceramica smaltata.

ESSICCAMENTO

E’ una fase molto delicata e fondamentale che consente al manufatto di perdere lentamente l’acqua d’impasto. Se questo processo avvenisse in forno, si verificherebbero fessurazioni, crepe ed anche a rottura.

COTTURA

La cottura è un processo che modifica profondamente e definitivamente la struttura chimico/fisica del materiale. Avviene in forni appositi che raggiungono temperature che possono arrivare anche fino i 1500°C.

SMALTATURA

La smaltatura viene applicata a biscotto, ovvero quando l’oggetto ha già subito una prima cottura. Dopo l’applicazione dello smalto, si passa alla decorazione pittorica che è generalmente fatta a mano con pennello e colori ceramici.

LE FORME

Le forme dei vasi si richiamano alla tradizione egizia e persiana e sono decorati su un ingobbio che va dal giallo paglierino al verdognolo con motivi geometrici o vegetali, graffiti o dipinti in verde o manganese. I bacini hanno larghe tese decorate con trecce, archetti incrociati, motivi lineari, puntati interamente di verde ramina, giallo-arancio e, talvolta, blu slavato. I loro fondi sono decorati con rappresentazioni del mondo animale e vegetale, colombe, pesci, boccioli, rosoni, foglie ed il caratteristico motivo a cuori concatenati, stilizzazione della palma, riscontrabile nel soffitto ligneo della Cappella Palatina, il più alto esempio di arte siculo-musulmana-normanna.

Tale produzione prosegue nel periodo trecentesco con bacini a tese meno larghe e decorate solo con il manganese, mentre i fondi riportano prevalentemente gli stemmi degli ordini religiosi o delle famiglie aristocratiche spagnole venute in Sicilia con gli Aragonesi. La decorazione amplia la campitura a tutta o parte della superficie decorata. Lo smalto acquista maggiore corposità e vetrosità e ricopre, a differenza di quanto accadeva nella ceramica tardo-sveva, anche le superfici esterne del vasellame il cui supporto in terracotta è, però, più spesso e tornito con minore cura.

I decori sembrano richiamarsi alla fastosa arte del tessuto e del ricamo siciliano, ma anche alla tradizione musulmana e catalana. La ceramica con il passare del tempo ha assunto diverse forme, partendo da semplici anfore e poi ampliandosi  sempre di più fino ad arrivare a quello che abbiamo oggi cioè pregiatissimi vasi e oggetti ornamentali, ad esempio le famosissime “TESTE DI MORO” oppure le note “PIGNE”, molto presenti nella città di Caltagirone soprattutto alla villa e nelle botteghe di ceramica.

Il vaso che vediamo in alto presenta delle decorazioni floreali. Ha un forma che ricorda quella dell’anfora greca. Le decorazioni realizzate a mano libera sono presenti in tutte le parti del vaso e i colori utilizzati sono solamente due: il giallo e l’azzurro. Il vaso è alto circa 35 cm.

Andrea Brulichio e Sharon Privitello

Breve storia del presepe nell’arte

Il Presepe è il simbolo del Natale e viene rappresentato in ogni paese. Esso è la rappresentazione della Natività di Gesù realizzata con piccole figure tridimensionali e i cui personaggi provengono direttamente dal racconto evangelico.

Le sculture possono essere realizzate con vari materiali; in origine si usavano forme in terracotta o legno, ma da qualche decennio si utilizza anche la plastica e c’è chi si sbizzarrisce con vari tipi di supporti: dal cotone alla carte pesta, dai vari materiali di riciclo (bottiglie di vetro, polistirolo) alla pasta e ai mattoncini Lego. Sembra inverosimile, ma a Caltagirone, città del Presepe, per Natale se ne vedono di tutti i tipi.

I personaggi del presepe sono generalmente gli stessi, qualunque sia il tipo di materiale utilizzato, e appartengono all’iconografia dell’arte sacra: Maria ha un manto azzurro che simboleggia il cielo, san Giuseppe ha in genere un manto dai toni scuri a rappresentare l’umiltà.

Il presepe venne introdotto nel mondo cristiano da san Francesco, il quale, dopo il suo viaggio a Betlemme, volle rievocare nel paese di Greccio la scena della Natività cui aveva assistito nel suo viaggio in Terra Santa.

Nel Natale 1222 Francesco si trovava a Betlemme ed ebbe modo di assistere alle funzioni per la nascita di Gesù. Ne rimase talmente impressionato che quando tornò in Italia, chiese al Papa Onorio III di poter ripetere le celebrazioni per il Natale successivo.

Fu così che la notte della Vigilia di Natale del 1223, a Greccio in Umbria, San Francesco allestì il primo presepe vivente della storia. I contadini del paese accorsero nella grotta, i frati con le fiaccole illuminavano il paesaggio notturno e all’interno della grotta fu posta una greppia riempita di paglia con accanto il bue e l’asinello.

Il celebre pittore Giotto di Bondone ritrasse questa vicenda in uno degli affreschi che decorano la Basilica Superiore di Assisi.

Il presepe di Greccio nel celebre affresco di Giotto
presso la Basilica superiore di san Francesco ad Assisi

Nel 1283, lo scultore Arnolfo di Cambio, realizzò otto statuine lignee che rappresentavano la natività e i Magi: è la nascita del primo presepe artistico. Questo presepio è conservato nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. 

La statua della Madonna nel presepe di Arnolfo di Cambio

Da quel momento in poi, fino al 1400, gli artisti modellano statue di legno o terracotta. Quest’attività artistica si sviluppò prevalentemente in Toscana, ma il presepio impiegò poco tempo a diffondersi nel regno di Napoli e da lì in tutti gli Stati italiani

Valeria Bratu e Luisa Sinopoli

Il “presepe degli umili” del maestro Forgia

Nel corso della visita presso la casa museo del maestro Forgia, svolta il 22 marzo 2019, abbiamo avuto modo di conoscere ed apprezzare il presepe degli umili, legato alla tradizione popolare calatina, ricco di significati simbolici e riferimenti biblici.

Il presepio è una delle tradizioni natalizie più amate in Sicilia e la sua composizione può essere giustamente definita un’arte per la creatività e la precisione di cui necessita. La parola deriva dalla locuzione latina prae saepe, ossia “davanti alla saepes (recinto o rifugio)”, e sintetizza lo scenario: una grotta adibita a stalla.
In questo presepe, realizzato in tutte le case degli umili, ogni statuina e ogni elemento ha dei significati ben precisi.

Visione d’insieme del Presepe degli umili

Quando si faceva il presepe non dovevano mancare dei rami decorativi: nel XIX secolo erano cinque, poi col passare degli anni si ridussero ad uno, il cipresso. Venivano utilizzate delle piante sempreverdi: la palma, la quercia, l’alloro, il cipresso e l’edera, che rappresentavano l’antico albero di Natale. Questi rami avevano dei significati ben precisi: la palma manifestava il trionfo e la vittoria, la quercia rappresentava la forza nella fede, l’alloro simboleggiava la pace, il cipresso manifestava la speranza nella vita eterna e l’edera faceva cenno all’amore e alla fedeltà. Tutti simboli che si adattavano alla venuta di Cristo. Questi rami venivano addobbati con rose di cartapesta, stelle di alluminio, dischi di legno o argilla decorati con motivi ornamentali dei carretti siciliani, agrumi (mandarini), con aggiunta di cotone a rappresentare il periodo invernale in cui i cristiani festeggiano la nascita di Cristo.

Gruppo della Sacra Famiglia
Lo “spaventato” che chiama i pastori
Un suonatore accorre a far festa
Gruppo di popolani
I re magi e alcuni personaggi del presepe popolare

Altri elementi principali erano i pastori che assumevano vari ruoli all’interno del presepe: “U spavintatu rù casebiu” colui che è puro di cuore e si meraviglia nel vedere lo splendore di Dio; “I puri di cuore vedranno Dio”; il pastore con un agnello sulle spalle, ovvero “Il buon pastore” che rappresentava Cristo pastore del suo popolo; “Il dormiente” svegliato dall’angelo e invitato a glorificare la grandezza di Dio fatto uomo. Infine alcuni personaggi rivestono una particolare valenza: “lo zampognaro” rappresentava l’elemento dell’aria ed era sempre presente nella grotta; “la popolana con la quartara” rappresentava l’elemento dell’acqua, alimento essenziale per l’uomo; “l’ortolana” rappresentava l’elemento della terra, colei che produce frutto e “l’ignifuco” rappresentava l’elemento del fuoco, indispensabile all’uomo: questi quattro personaggi rappresentavano i quattro principali elementi della natura, tutti presenti ad onorare il Figlio di Dio.

Riccardo Amari e Gianluca Pagliazzo

I fischietti nella tradizione calatina

Il fischietto veniva utilizzato già dall’antichità come un richiamo per uccelli ovvero per la caccia, ma anche come strumento musicale per accompagnare i momenti di gioia e dolore.
Più recentemente, fino a qualche decennio fa a Caltagirone il fischietto veniva suonato dai bambini dei vari quartieri per sollecitare l’inizio della primavera durante il periodo pasquale.

I fischietti, che il più delle volte raffiguravano santi e volatili, erano realizzati in terracotta, venivano immersi nella calce e infine decorati con colori molto vivaci visto che erano destinati a dei bambini di tenera età, ma nel giro di poco tempo il colore andava perso.

Erano usati come giocattoli, infatti venivano regalati dai famigliari, ma molto spesso venivano rotti nel giro di poche ore, ecco perché ne abbiamo pochissimi. Rimangono solo frammenti di alcuni fischietti conservati con cura dagli appassionati e collezionisti di questo oggetto quasi dimenticato.

Durante la visita con la scuola al piccolo museo del maestro Forgia (22 marzo) abbiamo avuto la possibilità di osservare alcuni fischietti realizzati da lui nel suo laboratorio.

Visione d’insieme
L’Agnello pasquale

Abbiamo visto riproduzioni di alcune opere famose come “La sacerdotessa dei serpenti” di origini minoiche a mo’ di fischietto, ma anche manufatti più semplici come il famoso “ruscignolo”.

L’Addolorata
L’Angelo suonatore

Il maestro Forgia ha raccontato come sia difficile la realizzazione di questo oggetto che richiede particolare attenzione e tecnica.

Le foto dei fischietti del maestro Forgia che abbiamo pubblicato sono state realizzate presso la sala espositiva del Liceo Artistico in occasione della Mostra sul tema “La scuola e il sacro”, inaugurata giorno 11 aprile (chiusa il il 5 maggio).

Silvia D’Alcantara e Asia Pisano

Presepi a confronto

Il presepe siciliano e quello napoletano presentano profonde differenze, pur essendo molto simili e condizionati l’uno dall’altro.

Riguardo al presepe siciliano, il centro artistico per eccellenza è Caltagirone, dove i presepi sono realizzati in terracotta, compresi gli elementi del paesaggio e le vesti dei personaggi. Nella maggior parte dei casi, o almeno nelle botteghe artigianali tradizionaliste, si può trovare un presepe quasi privo di decorazioni o colori – ovviamente ad eccezione del colore rosso caratteristico della terracotta: si tratta del presepe “allo stato originario”, diverso dai presepi realizzati con tecniche più moderne, ricche di colori e smaltature.

L’artista più celebre, anzi il punto di riferimento nella produzione di presepi a Caltagirone era Giacomo Bongiovanni Vaccaro: originario di una famiglia di sarti, aveva appreso l’arte del cucito ed infatti i suoi personaggi erano vestiti di finissimi strati di terracotta.

Le caratteristiche che distinguono il presepe siciliano si riscontrano nel paesaggio, nelle dimensioni e nei soggetti dei personaggi: infatti quello siciliano è ambientato in campagna, i personaggi non sono nobili ma umili, come pastori e contadini, ed infine le dimensioni delle figurine sono molto ridotte, pertanto i particolari sono realizzati in modo molto minuzioso.

Sempre in Sicilia erano celebri i presepi della bottega dei Tipa a Trapani, in cui si  producevano presepi in corallo e in avorio: quindi siamo di fronte a due tipi diversi di presepe, entrambi preziosi.

Riguardo al  presepe napoletano, esso è caratterizzato da uno stile molto sfarzoso che ricorda quasi il rococò, infatti gli allestimenti erano riservati a persone altolocate per via del costo dei materiali utilizzati. Il presepe napoletano risale agli anni di del regno di Carlo III di Borbone (1735-1759), che vi si dedicò lungamente insieme alla moglie Maria Amalia. Il presepe era realizzato con stoffe preziose come la seta e alcune volte con inserti d’oro. Il paesaggio rappresentato è molto differente da quello visto in precedenza: infatti è ambientato nei quartieri di Napoli e i personaggi sono nobili anche se alcune volte sono presenti pastori o contadini. I dettagli sono molto minuziosi e non manca mai una grande varietà di colori.

Asia Milazzo e Giovanni Paternò

Ci presentiamo…

Siamo un gruppo di studenti del Liceo Artistico “Secusio” di Caltagirone e tramite questo blog vogliamo raccontare le nostre esperienze e la nostra passione per il mondo della ceramica e la sua storia, ma anche la nostra città, il suo tesoro d’arte, le vicende di attualità. E poi gli eventi più importanti della nostra scuola. Buona lettura

La nostra redazione in visita al Museo della Ceramica di Caltagirone