Le formelle di terracotta

Cosa sono? E qual è la loro storia?

Le formelle sono degli stampi in terracotta.
Esse venivano create dai ceramisti per abbellire e decorare i dolci da cucchiaio prodotti con la frutta raccolta dopo le prime piogge del mese d’agosto, come le mele cotogne o l’uva. Questi frutti, infatti, si prestano per la trasformazione in prelibate marmellate (cotognate) o per gustosissimi dessert, come le mostarde d’uva.
Inoltre le formelle si utilizzavano per dare forma artistica ai «geli» alla frutta tipici siciliani (gelo al limone o agli agrumi, oppure all’anguria).
La produzione di marmellate, geli e mostarde fa parte degli usi e costumi della cultura agricola siciliana.

Il maestro Forgia possiede una collezione molto ricca di formelle che ha studiato accuratamente e classificato per soggetto. Di seguito alcune foto delle formelle, amorevolmente conservate in teche.

Personaggi e pastori
Simboli sacri
Volti e maschere
Allegorie e simboli in una complessa composizione

La formella è, in effetti, un manufatto molto originale, perché di per sé non ha nessuna utilità specifica, visto che in ogni caso la marmellata o la mostarda si «asciugherebbe» in qualsiasi tipo di contenitore, purché non di grandi dimensioni. Tuttavia la formella rende più bello il prodotto ottenuto: la marmellata asciutta di cotogne diventa così una piccola scultura, oppure un messaggio di amore, o un prezioso manufatto artistico, talmente affascinante da farci mangiare la marmellata con un diverso approccio.

Il primo documento su queste forme di terracotta risale al 1779, e fu portato alla luce dall’infaticabile Antonino Ragona. Anche l’etnografo siracusano Antonino Uccello (1922-1979 ) trattò le origini di questi oggetti in un testo intitolato “La cotognata dolce d’autunno” pubblicato sulla rivista mensile “Sicilia”.

Fronde di alloro, cipresso e querce decorano la teca
arricchendo il valore simbolico dell’esposizione

Il maestro Forgia ha recentemente pubblicato un interessantissimo libro ricco di fotografie sulla sua collezione di formelle.

Per realizzare una formella, occorre creare un calco  in gesso su cui modellare la terracotta liscia e quindi ricavare delle formelle variamente decorate.
Vi è una grande varietà di motivi ornamentali, come: scritte, personaggi religiosi e pastori, paesaggi, frutti, animali, fiori, decorazioni pasquali.

Esmeralda Liuzzo

Una visita davvero particolare

Giorno 22 marzo 2019 il gruppo di redazione del nostro blog si è recato presso la casa museo del maestro Vincenzo Forgia.

Nella nostra carriera di studenti del liceo artistico ci risulterà molto utile avere vissuto, grazie al progetto Pon sul giornalismo digitale, con uno dei maestri più importanti della ceramica di Caltagirone, come il maestro Forgia, che tramite la sua evidente passione per quest’arte è riuscito a trasmettere i suoi valori a noi giovani apprendisti.
Ha fatto una cosa molto interessante e allo stesso tempo innovativa in questo campo, ovvero  ha trasformato la sua abitazione in un vero e proprio museo, attraverso la collezione di formelle, fischietti e personaggi tipici del presepe popolare. Oggetti ricchi di storia, storia che, secondo lo stesso maestro Forgia, è poco conosciuta e valorizzata dai nuovi giovani ceramisti che operano nel territorio.
Ceramista e studioso della ceramica, già alunno dell’Istituto d’Arte di Caltagirone, il maestro Forgia ha creato due ambienti didattici di grande valore: un vero museo didattico, sito in via Roma, dedicato ad alcune produzioni artigianali davvero particolari, ovvero la produzione dei fischietti, dei presepi e delle formelle, e un laboratorio – museo, sito in via G. Arcoleo, che invece raccoglie le forme tradizionali più significative dell’artigianato ceramico, dalle stoviglie ai laterizi ai contenitori di ogni genere.
Un artigianato semplice, umile ma degno di grande rispetto: frutto dell’ingegno e della creatività di generazioni.

Il maestro Forgia ha pubblicato un volume di grande valore scientifico dedicato alle formelle ceramiche
Una vetrina della casa museo con i fischietti

Il fischietto è stato davvero un oggetto-culto per moltissime generazioni di bambini caltagironesi. Le sue forme si ispirano a soggetti religiosi e devozionali, ad animali domestici, a personaggi popolari. Realizzato con colori a freddo, il fischietto ha accompagnato la fantasia dei bambini nei loro giochi; non deve sorprendere, pertanto, che avere un fischietto antico a casa (o trovarlo nei mercatini delle pulci) è oggi davvero un’impresa, giacché ne sono sopravvissuto pochi (dato che spesso cadevano e si rompevano: non erano di plastica!).

L’allestimento dei fischietti del maestro V. Forgia presso una delle mostre temporanee del Liceo Artistico

Il presepe è una delle composizioni artistiche più celebri di Caltagirone e il maestro Forgia ci ha spiegato il significato del presepe degli umili, ossia del presepe tradizionale calatino. Il tema del presepe ci ha incuriositi e ne abbiamo parlato tanto da volerlo approfondire con due articoli.

Il Presepe degli Umili, di Vincenzo Forgia – particolare

Altro argomento di grande interesse è quello delle formelle per l’essiccazione delle marmellate e delle mostarde: un vero capolavoro di scultura… da ammirare, contemplare e infine da mangiare. Una deliziosa combinazione di arte povera e antica dolceria tradizionale, esperta nella trasformazione dei frutti locali.

Una teca con alcune formelle

La visita degli ambienti didattici e di lavoro del maestro Forgia sono stati così un viaggio nel passato. Per conoscere da vicino la nostra tradizione e per riprendere coscienza dei molteplici utilizzi della ceramica.

Critica imponente da parte del maestro Forgia è rivolta ai compratori, che quando si recano in una bottega non riescono e non sanno cogliere l’importanza e la storia di questi oggetti, preferendo l’estetica di un oggetto ceramico alla sua storia. Un dettaglio considerevole che ha voluto sottolineare molte volte.

Avendo molti anni di esperienza nel campo ceramico ci ha dato alcuni consigli, inoltre ha spiegato in modo dettagliato la storia di ogni singolo oggetto che lui aveva esposto all’interno della sua collezione, collezione che custodisce con molta cura. Ovviamente per noi questo incontro è stato molto educativo e stimolante, soprattutto perché aspiriamo a diventare come il maestro Forgia che giorno dopo giorno si dedica alla sua “arte” in modo impegnativo nonostante l’età.

Jonathan Di Stefano e Maria Bennici

Antiche ricette siciliane

Le formelle tradizionali calatine sono una delle tante tipologie di manufatti ceramici tipici della nostra più antica tradizione artigianale. Nel corso della visita alla casa museo del maestro Forgia ne abbiamo viste tante suddivise per soggetto: religioso, naturalistico, epigrafico – ossia con scritte.
In questo articolo parleremo del loro utilizzo: esse, infatti, si prestano a dare forma a dolcissime prelibatezze. Ed ecco alcune ricette per la preparazione di marmellate e dolcezze varie. Buon appetito!

LA MARMELLATA DI MELE COTOGNE

Confetture di marmellata di mele cotogne

La preparazione era semplice e poco dispendiosa.
I frutti si mettevano a bollire in una pentola di acqua, quindi si sbucciavano e si liberavano dei torsoli.

Passata al setaccio, la polpa veniva mescolata a una dose di zucchero pari al suo stesso peso; il tutto veniva impastato sino a formare un composto denso e dorato.

Dopo una bollitura di un paio di minuti, la cotognata veniva versata nelle formelle di terracotta sino a raffreddarsi.

IL GELO DI LIMONE

Gelo di limone

Per preparare il gelo di limone, con un giorno di anticipo dovete mettere la scorza di limone grattugiata a bagno nell’acqua. Lavare i limoni, grattugiare la scorza con lo zester, pesare 350 millilitri di acqua minerale naturale e aggiungere la scorza di limone. Coprire la ciotola con pellicola per alimenti e mettere in frigorifero per 24 ore.

Trascorso il tempo di riposo dell’acqua con la scorza di limone, filtrare l’acqua. Spremere i limoni e, ottenuti 150 millilitri di succo, aggiungerli all’acqua aromatizzata. Mettere la maizena in una ciotola, unire a filo parte del liquido che servirà per fare il gelo di limone e mescolare per disciogliere la maizena nel liquido. Ricordate che la maizena si scioglie perfettamente a freddo, mentre se la aggiungete a caldo si creeranno grumi.

Quando la maizena sarà perfettamente disciolta, aggiungere il resto del liquido. Unire la vaniglia e lo zucchero semolato. Cuocere il liquido a fuoco basso e sempre mescolando finché non inizierà a sbollire. Il gelo di limone, riscaldando e arrivando ad ebollizione,

diventerà di colore chiaro e di consistenza densa. Lasciare sbollire il gelo per 2-3 minuti, sempre mescolando, poi versarlo negli stampini. Potete anche mettere il gelo di limone in flute da champagne, così come accade per il sorbetto.

Lasciare raffreddare il gelo di limone e, quando sarà a temperatura ambiente, coprire con pellicola per alimenti e riporre in frigorifero per tutta la notte.

Prima di servire il gelo di limone, sformare il dolce e guarnire il gelo con i lamponi e un po’ di menta fresca. Se vi piace, e volete dare un tocco più dolce al gelo di limone che di per se è molto acidulo e fresco, spolverizzate i lamponi con un po’ di zucchero a velo. Buon appetito!

IL BIANCOMANGIARE

Il biancomangiare

Il biancomangaire è un delicato dolce al cucchiaio della Sicilia meridionale di influenza araba. Un dolce molto antico che risale al XII secolo  e che presto si diffuse in tutta Europa.

Il biancomangiare deve il suo nome agli ingredienti con il quale viene preparato: materie prime candide come il latte di mandorla o il latte di vaccino, l’amido per dolci e lo zucchero, cui a seconda della zona, vengono aggiunti altri ingredienti, come zuccate o frutta candida, o gocce di cioccolato o ancora granelle di pistacchio.

Il dessert del biancomangiare viene citato nel libro La vita in Palermo cento e più anni fa, di Giuseppe Pitrè che ci racconta che era uno di quel dolci a base di mandorle che nella Palermo del ‘700 venivano preparati dalle mani delle monache di clausura del Monastero di Santa Caterina.

è altresì’ citato da Giuseppe Tommasi di Lampedusa ne Il Gattopardo, quando Don Fabrizio, al ballo, si siede al tavolo per dialogare e contemporaneamente gustare un dolce davvero elegante: “ Mentre degustava la raffinata mescolanza di biancomangiare, pistacchio e cannella racchiusa nei dolci che aveva scelto, don Fabrizio conversava con Pallavicino e…”

Insomma un dessert da gustare assolutamente! Allora andiamo ai fornelli a preparare il  biancomangiare.

LA MOSTARDA SICILIANA

La mostarda siciliana nella formella in terracotta

La ricetta della mostarda siciliana e semplice da seguire e buona da gustare. Ma vediamo cosa fa per la preparazione .gli ingredienti sono : 5 litri di mosto d’uva 250 grammi circa di amido, mandorle tritate e tostate, cannelle in polvere, fiori di garofano in polvere e un po’ di cenere o con un po’ di pietra calcarea tenera sbriciolata. La preparazione consiste nel mettere un po’ di cenere in una pezza sterile e chiudere per bene a fagottino facendo molta attenzione. Versare in una pentola il mosto e il fagottino e metterli a bollire finché non ne evapora circa la metà. Spegnere la fiamma, lasciare raffreddare e filtrare il mosto dai residui. Perbognin litro di mosto adesso calcolare 100 grammi di amido; rimettete la pentola sul fuoco, aggiungete lentamente l’amido e fate addensare mescolando con un cucchiaio. La mostarda sarà pronta quando il composto diventerà cremoso. Mescolando ancora per circa due minuti. Poi aggiungere la cannella o i chiodi di garofano a scelta, versare nelle formine di terracotta e spargere qualche mandorla tostata e tritata sopra.

Flavia Terranova e Manuela Patti